Diginfomale

Juin 2017, Bordigherea (It) Église Anglicane

Le travail de Lorenzo Merlo s’inscrit dans une démarche de recherche expressive et de réflexion autour de la condition humaine et des enjeux sociétaux.

Les portraits, qui auraient bien pu s’approcher de l’Hyperréalisme américain et du Mec-Art des années ’70 en Europe, sont ici passés à la loupe, analysés au microscope et agrandis jusqu’à leur déstructuration spatiale. Est-ce que cela permet de dépasser la surface du masque que chacun revêt en permanence ?

Notre masque fait de nous la personne que nous voulons être (en latin masque se dit persona), mais qu’y a-t-il derrière ce masque ?

Lorenzo Merlo nous invite à cette découverte, sans nous imposer une interprétation définie et finie, mais il nous laisse des ouvertures  pour que nous-mêmes nous puissions lire dans l’âme de ces portraits. Ses couleurs et se formes/déformés qui interviennent sur les couleurs et les formes naturelles font écho aux couleurs et formes exaspérés de notre société marchande.

Dans ses recherches, nous trouvons aussi d’autres portraits : le PANE SPARATO nous témoigne comment une chose qui représente la vie même (le pain) peut être, suite à l’acte, éclaté et meurtri, tel un symbole de la vie humaine aujourd’hui trop souvent bafouée.

L’œuvre de Lorenzo Merlo nous parle, à nous, hommes de l’Anthropocène, pour nous inviter à une introspection saine et vraie en toute simplicité.

 

Giuliani

membre de la commission d’experts

de la Direction Régionale de la Culture

(en PACA)

 

 

Il lavoro di Lorenzo Merlo rientra in un percorso de ricerca espressiva e in una riflessione sulla condizione umana e dei condizionamenti della società.

I ritratti, che si potrebbero accostare per certi versi all’Iperrealismo americano et della Mec-Art degli anni ’70 in Europa, sono qui presentati con la lente d’ingrandimento, analizzati al microscopio e ingranditi fino alla loro destrutturazione spaziale. Può questo permettere di oltrepassare le superficie della maschera che ciascuno di noi indossa in permanenza?

Lorenzo Merlo ci invita a questa scoperta, senza però imporci una interpretazione predefinita e finita, ma ci lascia delle aperture affinché noi stessi possiamo leggere nell’anima dei ritratti. I suoi colori e le sue forme/deformate che intaccano i colori e le forme naturali, fanno eco alle forme e ai colori esasperati della nostra società mercantile

Tra le sue ricerche troviamo anche altri “ritratti”: il PANE SPARATO testimonia come qualcosa che simbolizza la vita stessa (il pane) possa essere, conseguentemente all’atto, smembrato, ammazzato, quasi simbolo della vita umana troppo sovente oggi avvilita.

Le opere di Lorenzo Merlo ci parlano, a noi, uomini dell’Antropocene, per invitarci ad una introspezione sana e vera, in tutta semplicità

 

 

 

 

 

Svelare un’identità,non violare.
Cercare di riconoscere,al di la di ogni apparente sovrastruttura,i contenuti che la
rendono unica e meravigliosa.

Con il provocatorio titolo di “PIN UP l’amore appeso”, l’artista si rifà concettualmente
al periodo della seconda guerra mondiale,dove le immagini di donne ammiccanti e
sorridenti venivano appese dai soldati impegnati al fronte nei loro accampamenti,in
un atto consolatorio che “ricordasse” loro una vita precedente alla barbarie del
fronte e della guerra.
Lorenzo P.Merlo prende tra le mani questo pensiero e lo ricolloca su un piano di
riflessione ponendo a se stesso e quindi anche al pubblico la domanda,quanto mai
attuale in questo periodo storico,su come la società interpreta(da sempre) in
maniera spesso indiscriminata l’Io Femminile,trascurando la vera Identità della
donna ,violando ed oltraggiando il suo corpo, mercificandolo ad appendendolo per
lenire ed appagare i propri bisogni e le proprie necessità,derubandola quindi della
sua anima più profonda e vera.
L’artista ci prende quindi per mano e ,tramite le sue opere, offre al nostro sguardo
immagini femminili compresse in rielaborazioni digitali,obbligando l’osservatore
all’accurata ricerca della vera identità che richiede uno sguardo attento e paziente .
“Mettersi in ascolto” anche con lo sguardo perché le immagini parlano oltre ogni
sfocatura, deformazione o rielaborazione.
Provocatorio e di grande riflessione è anche il titolo che l’artista da alle sue
opere ,son tutti nomi di Dee,nel coraggioso intento di evocare in ciascuno di noi la
consapevolezza che siamo difronte ad un Dono divino che chiede unicamente ciò
che le appartiene di diritto:il Rispetto

Astrea -Ileana Visigalli